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Consumismo, masse, omologazione ed oblio cerebrale.

George Romero, nell’ “alba dei morti viventi”, fa migrare, come oche della neve verso il Sud, gli zombie verso il centro commerciale; la giustificazione “Era un posto importante, quando erano in vita”. L’ultimo barlume vitale di uno zombie era l’istintivo bisogno di consumo. Obbedire, consumare, non pensare invece era il diktat nel film “Essi Vivono” di Carpenter, ambientato in un ipotetico futuro in cui gli alieni governano la terra, acquisiscono cariche politiche di rilievo e ti catapultano, irrimediabilmente, grazie all ’attualità della legge in questione, nel presente odierno.

Era il 1983 quando esce nelle sale “Videodrome” di Cronenberg, una pellicola i cui personaggi sono dominati dalla Tv, totalmente disarmati di fronte a ciò che i media propongono e privi di qualsiasi capacità di elaborazione.

“Videodrome” non è solo il titolo, ma il tema chiave del film: è un programma a puntate in cui gli attori vengono sottoposti a torture, mutilazioni, stupri. Patologia, morbosità, violenza e sadismo diventano uno standard che lo spettatore medio acquisisce come realtà che non osa discutere, in quanto privo di capacità critica, ma a cui tenta di omologarsi. Ed è qui che Cronenberg sfoggia la metafora degli apparecchi televisivi che si trasformano in carne: Tutto ciò che rappresentava finzione scenica ad un certo punto diventa realtà, e le labbra di Debbie Harry , poco prima sola immagine dentro ad un freddo schermo, si fa viva, pronta ad inghiottire il protagonista James Woods.

Nel 1983, anche grazie alle labbra di Debbie Harry, ci hanno mostrato uno scorcio sul futuro: un futuro, oggi, in cui la capacità critica e di giudizio rispetto a ciò che ci viene propinato dai media (oggi peraltro molto più efficaci di allora) è ridotta all’osso e di certo non alla portata di tutti.

In questo futuro la proiezione di noi stessi offerta dai social network diventa reale, di carne e di sangue come le labbra di Debbie Harry, e la morbosa curiosità che ci spinge alla visione di inutili contenuti posti sui social come esche per garantire a qualche faccendiere qualche euro in più ne è la prova.

Questo articolo è il mio Videodrome personale, di cui Debbie Harry è l’irresistibile esca.